Approfondimenti Rivista — 30 giugno 2014

Per realizzare con facilità i propri sogni occorrono molti soldi e le conoscenze giuste. Questo è probabilmente l’unico messaggio che traspare dalle pagine di B, il nuovo mensile tutto targato Barbara D’Urso. In edicola ogni 30 del mese a partire dallo scorso Maggio, rappresenta il nuovo strumento di diffusione e autocelebrazione della tuttofare di Mediaset.

«È un sogno che si realizza, un progetto che avevo in mente da almeno tre anni ma che ha assunto concretezza negli ultimi venti giorni. In tempi stretti, ma in modo accurato. Sono felice, entusiasta per il lavoro che abbiamo fatto». Queste le parole rilasciate alla presentazione del mese scorso, e già qui sorgono le prime perplessità: com’è stato possibile realizzare un progetto editoriale di questa portata in un tempo così limitato? La qualità dove è stata lasciata? Perché, è giusto sottolinearlo, le dimensioni dell’idea sono degne di nota: ben 100 pagine, prive di pubblicità e con rubriche che spaziano tra gli argomenti più vari. Un mensile al femminile in piena regola, dedicato anche a tutto il pubblico omosessuale della “Carmelita” – come ama farsi chiamare sul web -, zeppo di consigli utili (o meno, questo lasciamo giudicarlo a voi) e immagini di uomini palestrati.

La sensazione più netta è che di quest’opera non se ne sentisse davvero il bisogno. In un periodo difficile per l’editoria, in cui quotidiani e magazine subiscono a testa bassa la pressione dell’infinito bacino di notizie che risponde al nome di internet, le nostre edicole si riempiranno di altro materiale che al più tornerà buono per le sale d’attesa di medici e parrucchieri. Tra i consigli in cucina, le dritte sul bucato, le scontate ma mai banali storie di donne e le mille immagini di Barbara a qualsiasi età e qualsiasi occasione, è davvero poco lo spazio lasciato alle riflessioni. Al più in copertina si legge a caratteri cubitali che per essere belle e sane bisogna imitare la direttrice. Non ce ne voglia la D’Urso, che a dispetto dell’età in forma ci resta sul serio, ma il tutto suona quasi come un delirio di onnipotenza. Dopo aver occupato gli schermi di mezza Italia durante tutta la stagione invernale (a proposito, sembra aver rinnovato anche per il prossimo anno) ed aver lanciato il suo blog personale, si getta in questa nuova ed importante impresa editoriale sulla scia neanche tanto velata del lavoro di Oprah Winfrey. La differenza sta che il popolare e influente personaggio della tv americana, col suo O (vi ricorda nulla?), sposta e manipola l’opinione pubblica, nel ruolo di vero e proprio opinion leader. Noi, a differenza, possiamo giusto vantarci di un nuovo ed eclatante caso trash di personal branding che diventa personal publishing.

Inutile parlare delle caratteristiche tecniche o stilistiche, assolutamente e giustamente a gusto di chi pubblica e di chi legge, anche se una menzione alla miriade di punti esclamativi e alla moltitudine di font diversi utilizzati è doverosa. Detto questo, la novità più bella è forse anche l’idea più riuscita di tutto il progetto: si andrà in edicola solo per sei mesi, poi si valuterà. Il problema, se vogliamo chiamarlo tale, sta nel fatto che al prezzo di lancio di 1 euro rischia anche di vendere.

Luca Loghi

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